Elezioni Regionali Lombardia 2023

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Non resisto a non presentarmi con una specie di citazione: sono Mauro, sono uomo, sono laico e antifascista, credo nella cultura e nella tutela dei diritti di tutti, non ho paura di chi è diverso da me.

Provengo da una famiglia comune, come moltissime. Mio nonno era operaio alla Magneti Marelli di Sesto San Giovanni. Mio padre ha cominciato seguendo le sue orme, e mia madre è stata in ufficio tutta la vita, in tempi in cui le lettere si scrivevano a macchina. Io, a vent’anni, per mantenermi gli studi, per un periodo ho anche scaricato camion. Niente di che lamentarsi, intendiamoci, non è mai mancato nulla, ma la casa non era grande e non ho conosciuto certo i salotti, e a dirla tutta, nemmeno la cultura “buona” o grandi impennate di impegno politico a quei tempi, da parte dei miei. Ho conosciuto le difficoltà delle persone comuni e l’etica del lavoro.

Per tutto il resto ho dovuto fare da solo. A 26 anni mi sono laureato in psicologia con lode e mi sono perfezionato sulle problematiche degli adolescenti. Ho quasi subito aperto una prima impresa sociale, Alice Onlus, perché mi è sempre piaciuto lavorare in gruppo. A questa esperienza, anni dopo è seguita la Cooperativa Bosco Incantato, che gestisce servizi per la prima infanzia, e poi l’Associazione Amici della Casa dei Diritti e oggi Accademia Pons.
Nel lavoro, non per caso, ha sempre privilegiato i territori di confine, le ibridazioni. Infatti sono psicologo giuridico, a metà strada tra due mondi. Per quasi venti anni ho lavorato con i minori autori di reato, prima come consulente del tribunale minorenni di Brescia e poi come responsabile di una piccola équipe. Un lavoro con un impatto sociale enorme, che mi ha fatto capire il valore reale della riabilitazione e della funzione della pena. Oggi lavoro come consulente in casi di affidamento e collocamento di minori per i Tribunali di Milano, Monza e Piacenza e come formatore.
Nel 2009 sono stato eletto presidente dell’Ordine Psicologi della Lombardia e responsabile del gruppo nazionale per la Tutela della Professione di Psicologo. In quegli anni ho conosciuto Pierfrancesco Majorino e, da lì è venuto il coordinamento scientifico di una realtà come la Casa dei Diritti del Comune di Milano: un’esperienza -di volontariato- sfidante e arricchente.

Sul piano personale, sono sposato e ho due figli. La prima, Caterina, ha 14 anni e sta vivendo la propria adolescenza mediamente inquieta. La sua mamma fa l’educatrice in una Cooperativa milanese, siamo separati da quasi dieci anni e in ottimi rapporti. Il secondo, Raffaello, ha quasi quattro anni ed è figlio mio e di Roberta , mia moglie, psicologa psicoterapeuta e Giudice Onorario per il Tribunale Minorenni di Milano. Roberta mi sta sostenendo in pieno in questa nuova avventura: direi, a occhio, che ci crede davvero.

Almeno in due momenti della vita ho toccato con mano la fragilità. La prima volta, personalmente, quando non avevo ancora trent’anni, la seconda quando alla nascita di Raffaello abbiamo dovuto fronteggiare pericoli e fantasmi ancora oggi difficili da raccontare.

Ho scritto due libri, l’ultimo, Adolescenze Estreme, per Feltrinelli. Sto completando un manuale sulla criminalità adolescenziale – “Dieci lezioni sul male” – e un saggio collettaneo sulla valutazione delle capacità genitoriali.

Quando i sogni che regolarmente inseguo mi lasciano un po’ di tempo libero, cerco un po’ di oblio nella fatica e nella bellezza degli spazi aperti. Vado ad accarezzare montagne con il mio amico Dante, oppure in MTB o più recentemente sull’acqua con il SUP. Prima o poi prenderò il brevetto di volo a vela, o forse, chi lo sa, resterà un sogno.

Perché. E perché con “Pier”.

Ho la fortuna di fare un lavoro che amo. Ho interessi, progetti, passioni, una famiglia allargata. Non sono mai stato iscritto a un partito. Quindi, perché? Perché candidarsi a diventare consigliere regionale?

Sappiamo tutti, e sappiamo bene, che la strada che si para di fronte a Pierfrancesco Majorino non è facile. Ma penso che molti sappiano anche che è una strada giusta. E mi spingo a dire che è anche una strada percorribile. Pier ha dimostrato di saper stupire. C’era bisogno di questo in Lombardia, di un candidato dalle scelte chiare, legato al tema dei diritti, alla cura degli ultimi, uno che si vede spesso in giro, in mezzo alle persone, uno che si appassiona alle storie. Non è un caso che scriva romanzi. Trovo rassicurante, per certi versi una garanzia che un candidato alla presidenza della Regione Lombardia sia anche uno scrittore, oltre che un politico.

Questo è il momento giusto per un cambiamento. Mi è impossibile pensare che davvero oggi, dopo la crisi del Covid, dopo la vicenda dei malati nelle RSA, dopo i ritardi nelle chiusure dei territori, dopo tutte le vicende che i lombardi dovrebbero ricordare, ancora qualcuno voti quella coalizione. O Letizia Moratti, una donna con una tradizione di appartenenza al centro-destra che si è riciclata in un centro che vorrebbe essere anche sinistra, già condannata per danno erariale e oggi famosa per avere sostituito Gallera mettendosi subito in luce per le inaugurazioni delle “finte” Case di Comunità cui Report ha dedicato un’inchiesta illuminante.
Peggio di così, come scenario generale, è difficile.

C’è voglia di cambiare. Per questo stavolta ho deciso di si, di esserci. Con un impegno concreto, reale. Questa volta quindi, da candidato.
Il mio rapporto con la politica ha al centro una passione per le persone che viene dalla mia storia. Penso al rispetto per la salute come “stato di benessere” cha ha a che fare con il corpo, la mente, le relazioni. Un benessere, quindi, che non è possibile senza che vengano rispettati i diritti umani “reali”, quelli che toccano la vita delle persone, la possibilità di scegliere chi amare, come vivere, come gestire la fragilità nostra e di chi amiamo.

Mi troverete in una lista civica che porterà le insegne di “Majorino” nella circoscrizione della Città Metropolitana di Milano.
Rispetto alle nostre “ossessioni positive”, c’è la pagina dedicata alle elezioni: https://www.facebook.com/maurogrimoldi.it e su web la pagina su www.maurogrimoldi.it. Lì si troveranno i contenuti, gli aggiornamenti, gli appuntamenti per conoscerci.

Se qualcuno vorrà info o magari partecipare direttamente alla campagna, lo potrà fare, ci stiamo organizzando, c’è un bel clima. E sarà un buon tempo, dedicato alla nostra comunità, alla città, alla polis. Scrivetemi a regionali2023@maurogrimoldi.it e partiamo. Insieme. Come sempre.

I nostri mantra

#dirittisulserio

I diritti non sono una questione velleitaria. Neppure oggi. Per cinque anni ho coordinato la Casa dei Diritti del Comune di Milano come volontario. Ho sempre creduto nell’uguaglianza dei diritti tra generi. Nella possibilità per ognuno di scegliere chi essere, chi amare, dello stesso o di altro genere, cosa fare della propria vita e del proprio corpo.

Con la legge sulle unioni civili e con quella sul testamento biologico molto si sia fatto nel nostro paese. Ciò nondimeno molto è ancora da fare, e molti diritti consolidati sono oggi in pericolo. Una legge regionale contro l’omotransfobia, il registro di genere come pratica di civiltà estesa a tutta la regione sono due esempi.

Più in generale, il diritto alla cura è oggi pregiudicato dalla crisi della medicina pubblica e di prossimità. L’accesso tempestivo alle cure è possibile solo a chi può permettersi di accedere alla sanità privata. Il rischio di una transizione della Lombardia al modello USA è concreto e pericoloso.

Un diritto acquisito da tempo come quello all’interruzione volontaria di gravidanza è oggi ostacolato in concreto. E’ un fatto anacronistico e grave, perché può generare situazioni di sofferenza in un momento molto delicato della vita di una donna.

E ancora. La sicurezza sociale è anche questa un diritto. Non è però un tema che riguarda solo la repressione o la dissuasione dalla commissione di reati, ma anche la certezza che il sistema sia realmente efficace nelle azioni di prevenzione e recupero di minori e adulti autori di reato. E’ un tema importantissimo, che ho praticato in prima persona per più di vent’anni della mia vita professionale. Un minore autore di reato che a 14 o 15 anni commette un reato rischia, se viene semplicemente recluso e non riabilitato, di costituire uno spaventoso costo sociale a lungo termine.

#curiamocidinoi

La gestione sbagliata dell’emergenza Covid degli scorsi anni ha lasciato cicatrici profonde. I medici di base in Lombardia stanno affrontando un vero (e forse deliberato?) processo di estinzione. Nei Pronto Soccorso (anche a Milano) è diffuso un fenomeno che è stato battezzato con un nome, il boarding, cioè essere parcheggiati in un corridoio, o in uno stanzone indecoroso per anche più giorni.

Parlando di servizi specialistici si apre un universo di esigenze. A livello neuropsichiatrico, una vasta proporzione di pazienti viene invitata ad accedere al privato. Una valutazione di un bambino con DSA può richiedere un’attesa di anche tre anni.

Mancano interventi mirati a scuola anche adesso che i ragazzi rientrati dal Covid manifestano difficoltà enormi e una fuga generalizzata in un mondo virtuale cui hanno accesso ma che non sanno gestire come credono.

Manca l’assistenza psicologica dove più servirebbe, ovvero nei settori socialmente e culturalmente più disagiati socialmente e culturalmente e manca anche in settori critici come la riabilitazione, l’oncologia pediatrica, la PMA.

C’è molto da fare.

Questioni aperte in Lombardia

La Lombardia sta creando una sanità sempre più simile al modello statunitense e delle nazioni anglosassoni.
Fino a pochi anni fa la sanità lombarda era, come ancora è, un’eccellenza. Oggi, tuttavia questa eccellenza è disponibile in tempi e modi accettabili solo a chi è in grado di pagare una visita privata o un intervento urgente.

Non vi è dubbio sul fatto che durante e dopo il periodo del Covid abbiamo assistito a un fallimento eclatante del “modello Lombardia”.
Abbiamo visto il governo della sanità gestito da Fontana e Gallera precipitare in una sequenza impressionante di decisioni fortemente discusse, dalla tardiva messa in sicurezza delle aree a rischio, a quanto ha portato alla carenza iniziale di mascherine, tamponi e reagenti, al tragico collocamento dei contagiati nelle RSA. La Regione Lombardia ha sulle spalle responsabilità politiche, morali, forse anche penali enormi. Non è possibile non tenerne conto.

Oggi le evidenze del degrado della sanità lombarda sono almeno tre: la carenza dei Pronto Soccorso, passati da 782 a 410 in pochi anni. Il parcheggio dei pazienti in PS fino a 5 giorni è diventata una realtà così comune da dare perfino origine a un termine nuovo, il boarding, per definirlo.
La crisi della medicina di base e di prossimità è connessa all’indegno teatrino delle Case di Comunità inaugurate da Letizia Moratti con medici di base insufficienti o non diverse dai presidi territoriali già esistenti (inchiesta Report del 5/12/22).

Attualmente i medici di base in Lombardia hanno un rapporto medico-paziente passato da 1:1000 anche a 1:1800. Il tutto per occultare una carenza che si trasforma in tempi ridotti di visita e in qualità degli interventi sempre più difficile da garantire. Gli ambulatori chiudono a ritmo di quasi 1.000 all’anno, circa il 10% dell’intera platea, lasciando senza soluzione il grave problema dell’assistenza di prossimità che al momento vede solo sulla carta la sostituzione del presidio garantito dagli MMG in affanno con le Case di Comunità. In più nei prossimi sei anni si prevede che la carenza di medici di base possa salire a 26.000 in virtù dell’errata previsione del fabbisogno.
E’ urgente correggere immediatamente la richiesta di medici di base, e, laddove sia incluso nelle case di comunità, l’apporto sinergico dei MMG tra loro e con le figure professionali ausiliarie, come quella dell’infermiere, del fisioterapista, dell’odontoiatra e dello psicologo.

In tutto questo la drammatica situazione delle neuropsichiatrie infantili e la chiusura dei consultori si affianca a importanti temi di diritto come la reale, concreta, dolorosa difficoltà nella reale applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

1. Umanizzazione delle cure nei contesti più critici

Da molti anni esiste sulla carta una definizione della salute come benessere fisico, ma anche mentale e sociale (OMS, 1948).
Ci sono contesti lontani dalla realizzazione di questo obiettivo. L’umanizzazione delle cure e l’assistenza psicologica sono indispensabili nei contesti sanitari critici per l’utente ma anche per gli operatori, come l’oncologia pediatrica, la riabilitazione, la procreazione medicalmente assistita.

2. La psicologia sostenibile

E’ dimostrato che rendere disponibili un sostegno a fasce sociali in situazioni di disagio economico, culturale e sociale, che sono tipicamente difficili da raggiungere permette di raggiungere risultati importanti sul piano del benessere individuale e collettivo. Proporremo la realizzazione di un servizio di psicologia sostenibile sussidiario al SSN e gratuito per l’utenza, realizzato attivando una rete solidale dei servizi di psicologia e psicoterapia privati esistenti sul territorio e destinato ai cittadini in situazioni di più marcato disagio economico, sociale e culturale.

3. Dalla certezza della pena alla certezza della riabilitazione

La sicurezza non riceve beneficio da un approccio persecutorio dell’altro. Il problema non è solo lo straniero, né il “mostro” che si incontra per caso per strada, da cui ci si deve proteggere con la forza delle armi, magari utilizzate dal cittadino in prima persona. La giustizia come atto privato genera certamente nuovi problemi.
Il rapporto della sicurezza con la prevenzione e il recupero sociale di soggetti degli autori di crimini è strettissimo. L’idea che la sicurezza sociale abbia a che fare solo con l’efficacia e la severità delle misure repressive, o con la certezza della pena, è riduttivo. La repressione e la pena sono necessari ma non sufficienti a produrre sicurezza a lungo termine.
Nel caso dei reati minorili, che in Lombardia ammontano a circa 6.000 all’anno (in preoccupante crescita nel 2021 e nel primo semestre 2022), si deve considerare che soltanto meno di un centinaio di questi minori si trova ristretto nell’unico IPM della Regione, il Beccaria di Milano.
La sicurezza sociale è quindi affidata alla capacità di investire nella qualità degli interventi di recupero e reinserimento che devono essere competenti, sicuri, efficaci e tempestivi. Italia, il d.p.r. 448 del 1988, ha ormai consentito la crescita di una generazione di operatori especializzati sul territorio.
In questo ambito si può fare molto per migliorare la sicurezza dei cittadini, con lungimiranza e intelligenza.

Proporremo nuovi meccanismi di collaborazione tra pubblico e privato sociale in modo da cementare un vero “patto” efficace nel fornire al sistema giudiziario gli strumenti e le risorse migliori per intervenire nella prevenzione primaria e secondaria della criminalità adulta e minorile, come alternativa culturale e integrazione sostanziale delle misure di sicurezza centrate esclusivamente sul potenziamento della repressione e la dissuasione.

4. Il patentino per TikTok e Instagram

Gli adolescenti post covid sono in difficoltà nella gestione dei rapporti reali, nell’attribuire peso alle esperienze, significato alle parole.

In particolare la fuga dei più giovani in un mondo virtuale, povero di contenuti simbolici ma ricco di immagini estreme e accattivanti, è preoccupante. L’ingresso nel mondo dei social network è sempre più anticipato tanto che spesso aggira, magari con l’acquiescente complicità dei genitori i termini di legge sull’età minima per accedere agli agognati “social”. E’ un universo alimentato da strumenti sempre nuovi: oggi sono Telegram, TikTok e Instagram, che rischiano di esporre i ragazzi a contenuti sempre più “forti” ed eclatanti i cui pericoli impliciti ed espliciti sono ben poco consapevoli, specie ai più giovani.

Proporremo un  “patentino” come forma di prevenzione e di educazione civica digitale per chi matura l’età per accedere ai social network e che preveda tra i suoi contenuti insegnare a fruire del mondo virtuale in cui sono immersi i ragazzi, mostrandone le indubbie opportunità come anche i pericoli.

5. Sostegno alle scuole, sostegno a scuola

L’aumento di segnalazioni presso le Procure minorili riguardanti situazioni di abbandono scolastico, e l’aumento dei casi di atti di autolesionismo da parte di minori ci dicono qualcosa. L’emergenza sanitaria appena trascorsa ha abituato i giovani a una condizione di isolamento sociale ed educativo. Questo è solo l’ultimo dei fattori che hanno contribuito a creare una generazione di preadolescenti e adolescenti che esprimono la loro fragilità a scuola, nel rapporto con l’adulto, con la conoscenza, con i pari.

Purtroppo la Legge sul servizio psicopedagogico a scuola approvata dalla Regione Lombardia (PDL 173 approvato il 22/7/2021), che prevedeva uno stanziamento di 2,4 mln annui per dotare gli Istituti Scolastici di un servizio che è già presente in quasi tutti i paesi d’Europa non è mai stata applicata nella nostra regione.

Proporremo il costante monitoraggio dei segnali di disagio giovanile come l’abbandono scolastico post-pandemia e la dotazione di strumenti di sostegno dei più giovani a fronteggiare il rientro nel mondo sociale dopo la pandemia.

6. Genitori separati, genitori ancora

In Lombardia negli ultimi anni il numero di separazioni e divorzi ha superato quello dei matrimoni. La separazione è divenuto un evento frequente, che in più della metà dei casi coinvolge minori, più spesso di età inferiore agli 11 anni.

In molti casi il conflitto uomini-donne ha preso forma organizzata, “militarizzata”, politicizzata: è una deriva pericolosa e inaccettabile.

Si rende indispensabile la creazione di una cultura della separazione e, in concreto, di un sistema di aiuto per i genitori che si separano. “Separarsi bene”, nel riconoscimento del rispetto dei bambini coinvolti, è divenuta un’esigenza sociale imprescindibile.

Proporremo il potenziamento dei servizi esistenti e la creazione di sedi locali di servizi destinati alla cultura della mediazione e all’aiuto concreto ai minori coinvolti nelle separazioni e ai loro genitori in sinergia costante tra Tribunali, associazioni professionali, privato sociale, Servizi Sociali territoriali.

7. Un patto per le professioni in Lombardia

La Lombardia è la prima regione italiana per numero di liberi professionisti. Si tratta di circa 250mila donne e uomini, il 18,5% del totale dei lavoratori.

Le Leggi Professionali affidano ai professionisti beni pubblici fondamentali come la sicurezza, la salute e il benessere. È tempo di un ragionamento serio e condiviso sulla sostenibilità sociale, etica e ambientale delle professioni libere, che devono essere viste dalle istituzioni come oggetti e al tempo stesso soggetti di tutela.
Possiamo aspirare a una sinergia regionale delle professioni riconosciute dallo Stato, condividendo l’idea di promuovere:

  • la sostenibilità degli investimenti previdenziali delle casse private e in generale sull’impatto sociale degli investimenti finanziari,  seguendo i c.d. criteri ESG: environmental, social, governance;
  • un’azione concreta di contrasto del fenomeno delle “banche armate” che rende oggi quasi impossibile evitare di investire, spesso inconsapevolmente, in armi;
  • la promozione di una professionalità attenta anche agli aspetti ecologici e ambientali;
  • la garanzia di parità reale dei professionisti indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale;
  • la promozione della deontologia professionale come requisito etico di tutela del pubblico che si rivolge ai professionisti privati.

Proporremo l’istituzione di un tavolo di confronto permanente con gli ordini delle professioni normate sulla sostenibilità dell’esercizio professionale.

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Eventi

24 GENNAIO 2023 – ore 21.00

  • Casa della Psicologia – Piazza Castello 2, Milano

L’ORDINE PSICOLOGI LOMBARDIA incontra PIERFRANCESCO MAJORINO

L’Ordine incontra i candidati alla presidenza della Regione e si confronta sui temi caldi per la valorizzazione del ruolo sociale della psicologia sul territorio.

31 GENNAIO/3 FEBBRAIO 2023 – ore 21.00

  • Evento ON LINE

BENE COMUNE. RIFLESSIONI SUL CONTRIBUTO DELLE PROFESSIONI A UN FUTURO SOSTENIBILE.

I medici, ma anche psicologi, ingegneri architetti, infermieri, commercialisti, tutti i professionisti riconosciuti in Italia da una legge hanno una funzione pubblica. Rappresentano anche quelle competenze appoggiate alle conoscenze scientifiche che sono motore di innovazione e sviluppo e costituiscono una delle risorse fondamentali di una nazione evoluta.
L’etica e l’attenzione al bene pubblico che contraddistinguono i liberi professionisti declinano la loro presenza nella società e prongono riferimenti concreti alla quotidianità di un’epoca di transizioni e di frontiera.
Proponiamo una riflessione che rappresenta l’inizio di un tavolo permanente, nella regione in cui i professionisti sono più numerosi.

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